Il complesso di Santa Chiara, a Ballarò, nel quartiere dell’Albergheria a Palermo, è un unicum nel suo genere. Lo si percepisce anche se non si sapesse cosa succede là dentro, una volta varcato il portone di piazza Santa Chiara, dove un antico complesso architettonico, che per tanti anni è stato monastero, trasuda vita a ogni angolo.

Durante la giornata è un via vai di persone, di giovani che escono per andare a studiare o lavorare, di donne che insieme a volontari lavorano a laboratori di sartoria, di persone di vari culti religiosi che si ritrovano per celebrazioni o momenti di preghiera, di bambini che dopo le 4.30 del pomeriggio entrano a frotte per precipitarsi a giocare nel vasto cortile: chi al pallone, chi a rincorrersi, chi a fare comunella perché i primi amori, ormai, iniziano presto.

Bambini e ragazzini  palermitani – italiani, originari di paesi africani o del Bangladesh – riempiono con i loro schiamazzi le giornate a Santa Chiara, centro salesiano diventato luogo di aggregazione e dopo scuola di tutto il quartiere.

Qui ogni giorno transitano per gioco, studio, amicizia, aiuto reciproco oltre cento tra bambini e ragazzi, coordinati da una trentina di volontari, sotto lo sguardo (e non solo) vigile di don Enzo Volpe. “Santa Chiara da sempre è casa per tutti e non ha mai perso la sua attenzione verso i migranti, i bambini e i ragazzi e le donne – dice don Enzo, presidente dell’associazione Santa Chiara –  Alcune di loro qui hanno avviato un gruppo “Filo da torcere”, per insegnare ad altre mamme la piccola sartoria. E’ stato quindi semplice, direi naturale aprire qui Casa Santa Chiara peri giovani migranti”.

E proprio lunedì 21 maggio è stata inaugurata la Casa, un luogo che testimonia con la sua presenza un modello di accoglienza e condivisione per migranti appena maggiorenni arrivati in Italia da minori soli. Casa Santa Chiara è un primo traguardo del Ragazzi Harraga, frutto di un progetto complesso e articolato che vede la partecipazione di associazioni, istituzioni, aziende, realtà del privato sociale.

E’ stato un momento coinvolgente e emozionante, non solo per il valore simbolico che questa inaugurazione ha voluto rappresentare: un segno tangibile che l’accoglienza, l’inclusione e l’interazione tra le persone è possibile.

La timidezza e la discrezione mostrate dai primi 8 ospiti della Casa – ragazzi che nei loro 18 anni appena compiuti hanno già superato prove e esperienze difficili, avendo vissuto da soli la migrazione – hanno

commosso i cittadini e i rappresentanti delle istituzioni che sono intervenuti.

“Grazie per questa casa” , “Grazie a Ragazzi Harraga” erano le poche parole che questi giovani, all’apparenza tali e quali a tanti loro coetanei, riuscivano a esprimere; e non solo per il loro italiano ancora masticato poco. Dopo anni di fatiche e solitudini, tutta questa attenzione nei loro confronti deve essere risultata strana: eppure è difficile esprimere gratitudine, che pure si percepiva, quando tanti occhi – quelli dei molti palermitani che sono venuti per festeggiare insieme la Casa –  sono rivolti verso di te.

“Casa Santa Chiara è insieme un progetto pilota e un tassello importante di Ragazzi Harraga – ha detto Paola Crestani, presidente CIAI -: questo intervento rappresenta per noi un traguardo nell’accoglienza, nell’inclusione, nel lavoro di rete con tanti partner, ciascuno prezioso e indispensabile per assicurare accoglienza e piena inclusione nella società. A questi ragazzi sono felice di dire, oggi: non siete più soli”.

Questa esperienza di coabitazione, innovativa e sostenibile, è stata resa possibile grazie al progetto coordinato da CIAI e realizzato da un’alleanza di partner locali e nazionali nell’ambito dell’iniziativa “Never Alone, per un domani possibile”.

Per un anno i primi 8 ragazzi selezionati abiteranno gli spazi ampi e luminosi della Casa, mentre saranno accompagnati a proseguire il loro cammino personale verso l’autonomia: al termine dei 12 mesi, questi giovani passeranno la staffetta ad altri compagni che, con la garanzia di un alloggio, avranno la possibilità di rafforzare il loro percorso di inserimento nella realtà cittadina.

“Si tratta di una vera e propria casa con spazi ampi e ospitali, dedicata a ragazzi che, fuoriusciti dal circuito dell’accoglienza istituzionale, hanno però bisogno ancora di un sostegno verso la piena autonomia – dice Alessandra Sciurba che per CIAI coordina il progetto – Per 400 minori migranti soli il progetto ha dato avvio a percorsi laboratoriali e di inserimento lavorativo, ma non potevamo non occuparci anche di quel momento delicatissimo che è il passaggio alla maggiore età, quando anche i migliori processi di inclusione rischiano di venire vanificati se, di colpo, si abbandona questi ragazzi a loro stessi”.

La vita quotidiana a Casa Santa Chiara sarà un ulteriore passo in avanti, occasione di condivisione e arricchimento personale, momento di rafforzamento ulteriore delle capacità individuali dei giovani.

In una porzione dell’immobile sono state predisposte camere multiple e una cucina comune: la coabitazione e la convivenza darà modo ai ragazzi di inserirsi progressivamente nella realtà palermitana, di sperimentare se stessi, di interagire con una comunità e un quartiere da sempre luogo di interazione tra culture.

I ragazzi sono stati felici di mostrare a tutti la loro Casa, ordinata e tirata a lucido per l’occasione: un luogo di passaggio verso l’autonomia ma in cui sono stati capaci di affondare le prime radici palermitane. A ora di cena, al tramonto – il giorno dell’inaugurazione cadeva in periodo di Ramadan, ndr – ospiti e invitati si sono ritrovati davanti a piatti etnici cucinati dal locale multietnico Moltivolti, una istituzione del quartiere: cous cous e verdure, piatti originari dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, per non dimenticare odori e profumi di casa.

Casa Santa Chiara, ristrutturata con i fondi messi a disposizione, è anche un progetto sostenibile sul lungo periodo grazie alla prossima apertura, in settembre, di una foresteria per turisti all’interno dello stesso complesso, in cui altri giovani migranti troveranno impiego.

Il progetto “Ragazzi Harraga” partecipa infatti a “Never Alone, per un domani possibile”, un’iniziativa promossa da Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione CON IL SUD, Enel Cuore, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Fondazione Peppino Vismara, inserita nel quadro del Programma europeo EPIM “Never Alone – Building our future with children and youth arriving in Europe”. “Ragazzi Harraga” è stato selezionato nell’ambito del Bando nazionale 2016 “Accoglienza e accompagnamento dei minori e giovani stranieri non accompagnati che arrivano in Italia soli”: l’azione sostiene otto progetti sul territorio nazionale per favorire l’autonomia e l’inclusione dei giovani migranti.